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Creare un gioco play-to-earn: 5 aspetti legali da tenere a mente
Creare un gioco play-to-earn può essere una eccitante ma altrettanto difficile sfida, che richiede di porre attenzione ad alcuni importanti elementi di natura legale che possono impattare il prodotto e, conseguentemente, il relativo business.
Introduzione
La software house coreana WEMADE ha recentemente annunciato un nuovo titolo MMORPG ambientato in un mondo fantasy ad ispirazione norrena. La particolarità di questo gioco è quella di unire una ambientazione e grafiche tipiche dei giochi AAA — in particolare grazie all’utilizzo del Unreal Engine 5.1 — alle tendenze Web 3. Sarà infatti possibile, secondo le prime dichiarazioni, estrarre un token fungibile / valuta virtuale e fare il minting delle skin di gioco come non fungible token.
La crescita del settore play-to-earn e l’integrazione con dinamiche ed elementi tipici dei giochi tradizionali AAA offre uno spunto per ragionare sugli aspetti legali relativi a questa innovazione del settore videoludico. Di seguito sono presentate 5 considerazioni da tenere a mente quando si disegna o sviluppa un gioco play-to-earn.
1 — Qualificazione dei Token
Alcuni giochi basati su blockchain ricorrono a valute virtuali per la gestione dei pagamenti o per il finanziamento del progetto (magari con meccanismi come ICO o IEO). In tal caso assume particolare rilevanza ragionare sulle caratteristiche di tale valuta virtuale e determinare la sua possibile qualificazione.
Le recenti regolamentazioni, come il regolamento europeo sui mercati in cripto-attività (c.d. MiCA) impongono obblighi di compliance per gli emittenti di token, che si diversificano anche in ragione della tipologia di token. Il MiCA, ad esempio, distingue tra token collegati ad attività (come le stablecoin) ed altri tipi di cripto-attività, come gli utility token, prevedendo alcune differenze nella relativa regolamentazione.
2 — Qualificazione degli NFT e diritti correlati
Tipicamente gli asset nei giochi play-to-earn (come le skin dei personaggi o certi oggetti di gioco) sono collegati ai non fungible token. Questi ultimi, infatti, grazie alla propria natura di beni digitali non fungibili e registrati su blockchain, ben si prestano ad essere associati ad asset di gioco unici o comunque limitati.
Agli NFT possono essere associati certi tipi di diritti che quindi possono incidere sulla qualificazione giuridica degli NFT stessi. Ciò diventa particolarmente importante quando i diritti associati agli NFT sono di tipo economico a vantaggio del possessore. Il risultato potrebbe essere la qualificazione di tali NFT come strumenti e/o prodotti finanziari, con la conseguente applicazione delle disposizioni della regolamentazione finanziari (ad esempio obblighi di autorizzazione e di compliance).
3 — Qualificazione dei servizi su token
Oltre alla qualificazione dei prodotti (siano essi token fungibili o non fungibili) rileva la tipologia di servizi che sono prestati in relazione a tali prodotti. Ciò potrebbe comportare l’applicazione di certe regolamentazioni di settore, con i relativi obblighi di compliance.
A titolo esemplificativo si può pensare al gestore di un videogioco play-to-earn che gestisca anche il relativo marketplace per i relativi NFT e valute virtuali o faccia servizi di custodia. Tale gestore potrebbe ad oggi essere soggetto alla normativa in materia antiriciclaggio applicabile ai fornitori di servizi su valute virtuali (in Italia ciò significa anche adempiere agli obblighi di iscrizione e di reportistica all’Organismo Agenti e Mediatori).
4 — Norme sulle manifestazioni a premi
Il tema è ben più vecchio della tecnologia blokchain, ma trova applicazione anche nell’ambito dei play-to-earn. La normativa italiana infatti regola in maniera abbastanza dettagliata l’organizzazione di concorsi a premi o operazioni a premi prevedendo, tra le altre cose, il divieto di premi in denaro e l’applicazione di specifici obblighi per l’erogazione di premi di natura diversa.
Con riferimento agli sviluppi del Web 3, con il recente aggiornamento delle FAQ del Ministero delle Imprese e del Made in Italy si è precisato il divieto di erogare premi in criptovaluta, in quanto paragonata al denaro. Diversamente, è ammessa l’erogazione di premi in NFT, in quanto ritenuti oggetti digitali unici, seppure nel rispetto delle norme e degli adempimenti previsti per le manifestazioni a premio.
5 — Elementi tipici dei videogiochi
Infine, bisogna ricordare che i play-to-earn restano pur sempre dei videogiochi e sono quindi soggetti alle relative tipiche dinamiche. Sarà quindi importante curare con attenzione gli aspetti legali che accompagnano lo sviluppo del videogioco. Questi includono, tra le altee cose, la gestione della proprietà intellettuale, la protezione del software, l’assunzione delle necessarie licenze e la contrattualistica che accompagna lo sviluppo.
Se vuoi approfondire i profili legali rilevanti nella redazione di un game design document, puoi leggere il nostro articolo qui.
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